|


‹‹Dai, piccola, ce la puoi fare!›› mi incoraggia Sir Enrik, il mio istruttore di volo. E la fai facile, caro il mio veterano dei cieli! Spiego, per la diciottesima
volta, le mie ali bianche, mi piego sulle zampe e, con un saltino, mi stacco dal ramo a cui sono avvinghiata e mi libro nel cielo. Una folata di vento mi percuote il
corpicino: sto precipitando, di nuovo! ‹‹Veronika, ascolta il vento, il vento!›› sento gridare dall'alto da Sir Enrik, e i pigolii terrorizzati di mamma, papa' e del
mio fratellino si fanno più fievoli man mano che… il suolo si avvicina a me.
Batto freneticamente le ali per cercare di stabilizzarmi in aria: io voglio volare! Voglio vedere dall'alto tutto cio' che mi circonda, voglio provare l'ebbrezza del
vento che fa vibrare le mie piume… Vento, vento, vento… ‹‹Ascoltalo!››. Ed ecco la svolta: proprio per il mio ardente desiderio di sentire l'aria accarezzarmi il
piumaggio, sbatto possentemente le ali, con una spinta vigorosa mi tiro su, lentamente, scandendo il tempo con un ritmico, potente battito d'ali.
‹‹Andiamo, piccola! Stai volando, stai volando! Vai!››. E' papa' che cinguetta cosi' raggiante, felice della sua piccola sterna bianca che sta finalmente volteggiando.
‹‹Era ora!›› salta su mio fratello, spiccando il volo, ormai gia' abile saggiatore dei cieli. Senza preoccuparmi della felicita' che provo, inizio a piroettare in aria,
allontanandomi sempre piu' dal mio nido. Vedo il mare, il mare blu zaffiro dell'Australia, farsi sempre piu' vicino.

C'e' un bimbo, seduto sulla riva, lontano dagli altri ragazzini. Non posso vedere cosa ha in mano, troppa e' la distanza che ci separa, ma scorgo perfettamente forme
rotonde che salgono in cielo, quasi raggiungendomi. Sono bolle di sapone. Altra maschera con cui si presenta la fantastica definizione di “leggero”. Spostate dal vento,
alcune scoppiano prima di arrivare piu' in alto solo degli ombrelloni, altre sembrano volermi arrivare accanto.
Sono ferma in aria, ed una di loro sopraggiunge davvero sul mio becco, arma di cui mi servo per farla esplodere. E giurerei di aver sentito una risata proveniente dal
basso, mentre, svolazzando, tornavo a fendere l'aria. Decido di tornare a casa, mi aspettano un sacco di complimenti da parte di Sir Enrik, di mamma e papa' e magari
di mio fratello, anche se non ci credo poi cosi' tanto. Si divertira' a stuzzicarmi.

Sono sulla scia di casa, quando la leggerezza mi si presenta ancora un'ultima volta, con un fiore bianco, su un balcone di una casa piuttosto grande. In confronto ad
esso, gli altri spariscono. La sua morbidezza, palpabile anche dall'alto, mi stupisce. Viene squisitamente spintonato dal vento, che lo fa ondeggiare a ritmo del mio
rilassato battere d'ali. Stacco gli occhi dall'immagine di quel bel fiore. Mai dimentichero' lo spettacolo delle cose meravigliose contemplate oggi, mentre, leggiadra,
come una ballerina, una farfalla, una piuma, una bolla, un fiore, scoprivo il mondo a cavallo del vento.
Racconto di: Emanuela Diomaiuto 
Foto: Rete Internet
|
|