REDAZIONALE


Geni altruisti o egoisti?
L’importanza dei geni nella sopravvivenza della specie



Lupo appenninico (Lupus italicus)

Il gene. Che cosa significa? E’ così importante per un individuo?

Il gene biologicamente è una piccola “struttura” del nostro organismo che contiene DNA, cioè il nostro patrimonio genetico. Ci da informazioni sul colore degli occhi, dei capelli, della pelle. Ma non solo!!! Secondo l’etoecologia, cioè quella scienza che studia il modo di agire degli animali, i geni sono in grado di determinare anche il comportamento in quanto contengono le istruzioni per la sintesi delle sostanze chimiche prodotte dal corpo. A loro volta queste sostanze influenzano lo sviluppo del sistema nervoso e dei muscoli che determinano un comportamento. I geni operano insieme, mai singolarmente e sono in grado di influenzare, per esempio, la preferenza di una falena per un particolare sfondo, o colore di un fiore, semplicemente regolando la sua risposta a differenti intensità luminose: ecco perché d’estate le falene sono attratte dalla luce dei lampioni.

Dimostrata da Darwin, e ritenuta tutt’oggi ancora valida, è l’opinione che la selezione naturale favorisca il comportamento egoista dell’individuo. Infatti spesso in natura gli animali si comportano secondo il proprio interesse: i leoni maschi uccidono i cuccioli che non sono figli, aumentando così la probabilità di trasmissione dei propri geni; le cinciallegre cercano di ottenere il massimo rendimento riproduttivo nella loro vita. Tuttavia gli animali sono anche altruisti. Per esempio molti roditori come Gerbilli della Mongolia, criceti, scimmie, si puliscono reciprocamente (grooming), o si riuniscono in gruppo per cacciare. L’altruismo è quella tendenza ad agire nell’interesse di altri anche a costo del sacrificio personale. Si possono manifestare diversi comportamenti di altruismo: si parla per esempio di altruismo tra parenti, oppure di altruismo tra non consanguinei.

Gerbillo della Mongolia (Meriones unguiculatus)

Un esempio è rappresentato dalle cure parentali: gli animali sociali, lupi, scimmie, uomo, spendono gran parte del loro tempo a curare un individuo del proprio gruppo per aumentare e consolidare il loro affiatamento. In natura sono noti esempi di animali che sacrificano la propria vita per gli altri. Alcuni insetti, per esempio, sfoggiano livree colorate; un predatore cui capiti di mangiare l’insetto scoprirà che ha un gusto repellente e imparerà così ad evitare quella specie. L’insetto si sarà così immolato e gli altri individui della sua specie saranno salvi quando si imbatteranno in quel predatore. Verranno così predati di meno e i geni che codificano per il carattere “colore vistoso” saranno trasmessi alle generazioni future, in quanto indispensabili ed efficaci per la loro sopravvivenza. Altro esempio: i citelli di Belding. Una femmina avvista un coyote e lancia un grido d’allarme: in questo modo aumenta la probabilità di essere vista e predata, ma permette alle altre femmine di mettersi al sicuro nelle tane.

Babbuino anubi (Papio anubis)

L’altruismo, tuttavia, non è sempre rivolto verso parenti stretti. E’ il caso dei babbuini anubi: un maschio privo di compagna può allearsi con un altro maschio che, mentre ingaggia una lotta con il maschio dominante che controlla la femmina, il primo si può tranquillamente accoppiare con la stessa. In un’occasione successiva i ruoli potranno essere invertiti. Recentemente si è scoperto che anche i pipistrelli sono altruisti. Si parla di “vincolo di sangue tra vampiri”. Nel caso in cui un pipistrello non riesca a cibarsi per tre notti, e rischierebbe di morire di fame, viene alimentato dagli individuo del suo stesso gruppo pur non essendo parenti. Chi non dona parte del cibo, viene scacciato dal gruppo stesso, rischiando così di non sopravvivere.

Charles Darwin (1809-1882)




Possiamo perciò affermare che la selezione naturale sia una lotta tra geni egoisti, piuttosto che una competizione tra i vari individui? I biologi, che osservano il comportamento degli individui sul campo, parlano di selezione naturale, rivalendosi delle teorie di Darwin. I teorici, invece, preferiscono parlare di evoluzione dei geni egoisti. Recentemente il concetto di “gene egoista” è stato utilizzato per spiegare l’organizzazione del materiale genetico, il DNA. Nelle cellule il DNA è organizzato in lunghe sequenze di basi ripetute più volte, alcune delle quali sono unità ripetitive molti semplici, e sembra che non forniscano informazioni per la sintesi proteica, costituiscano cioè DNA di scarto. Tuttavia in alcune specie animali questo DNA di scarto è molto abbondante: e sono proprio queste sequenze a codificare i “geni egoisti”, che si diffondono in una popolazione in quanto, come ho precedentemente illustrato, sono di enorme utilità per la sopravvivenza della popolazione stessa. Questi geni egoisti sono in competizione con i loro alleli per possedere quel preciso locus nel genoma. Questo DNA è stato paragonato ad un virus. Così come il corpo si difende dall’ingresso del virus, così il restante genoma si oppone all’ingresso del DNA egoista, la cui diffusione è il risultato di una corsa per la sopravvivenza svoltasi a livelli microscopici.

Perciò, non stupiamoci, in ognuno di noi c’è una lotta per la sopravvivenza che vede da una parte i geni egoisti, dall’altra i geni altruisti: e il vincitore? Sarà quel gene che ci aiuterà ad adattarci meglio all’ambiente.



Testo di Annalisa Subacchi - dottore in Scienze Naturali
foto: archivio V&A



BIBLIOGRAFIA:

- J.R.Krebs “Ecologia e comportamento animale”- Boringhieri To
- Darwin “L’evoluzione della specie”









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