Il re degli uccelli: lo Scricciolo ( Troglodytes troglodytes )


Femmina di scricciolo imbecca i pulli ( Foto: Pasquale De Luca )

Introduzione

Lo Scricciolo (Troglodytes troglodytes) è diffuso in quasi tutta l'Europa ed è possibile trovarlo anche nei paesi più freddi come Russia e Scandinavia. E' presente anche in alcune regioni dell'Africa, dell'Asia e dell'America settentrionale. In Italia è molto diffuso ed è un uccello stanziale. Il suo habitat naturale è molto vario, infatti è possibile trovarlo in boschi di montagna, pianura, frutteti, giardini, parchi, ecc, purché vi sia una densa vegetazione arborea. Lo scricciolo non disdegna nemmeno i giardini urbani e la presenza umana non lo intimorisce in modo particolare, tanto è vero che non è raro trovare siti di nidificazione in luoghi abitati o frequentati dall'uomo. E' un uccello molto vivace e dinamico e predilige posarsi spesso a terra, dove si muove con grande agilità e velocità, tanto da assomigliare ad un piccolo mammifero. Lo scricciolo è anche molto curioso e questa sua curiosità lo spinge ad intrufolarsi nei posti più disparati, passa da un cespuglio all'altro e perlustra tutto ciò che lo incuriosisce.

Morfologia

I pulli ricercano avidamente l'imbeccata ( Foto: Pasquale De Luca ) Misura circa 9-10 cm. Ha una corporatura compatta e arrotondata con una piccola coda tenuta spesso eretta; sia il maschio che la femmina presentano una colorazione uniforme, senza dimorfismi sessuali. Entrambi presentano dorso bruno-rossastro con piccole righe nere, mentre il petto è di colore chiaro con striature trasversali su ventre e fianchi. La caratteristica che lo contraddistingue è sicuramente il suo portamento, sopratutto quando si sposta a terra, presenta il petto basso e la coda alzata, posizione che gli permette di spostarsi molto velocemente. Quelle poche volte che si posa sui rami, preferisce sempre quelli più esposti, quasi mai quelli più alti, come se volesse mettere in mostra il suo piumaggio e le sue doti da buon cantore. Il canto di questo uccello è molto vivace e forte, tanto è vero che è quasi impensabile che un uccello così piccolo riesca ad emettere dei suoni che possono essere uditi anche a molta distanza.

Riproduzione

L'accoppiamento avviene generalmente due volte l'anno e ha inizio verso la fine del mese d'Aprile. Il maschio è poligamo e possiede un territorio personale in cui costruisce un certo numero di nidi. Quando una femmina entra nel suo territorio, esso inizia a cantare sempre più forte per attirare la sua attenzione, inoltre entra ed esce in continuazione dai nidi costruiti in precedenza. Se la femmina accetta le attenzioni del maschio allora avviene l'accoppiamento. I nidi presentano un aspetto grezzo e solo l'esterno è rifinito, poiché all'interno provvederà la femmina aggiungendo un rivestimento costituito da piume, lana, crini, ecc. Il nido è sempre ben mimetizzato e difficile da individuare. Può essere tra i cespugli più fitti, a terra, tra le fessure di un muro, sotto le tegole di una casa, tra le cavità delle rocce, nelle cavità degli alberi, ecc. Il nido non è costruito solo per deporvi le uova, ma anche per essere utilizzato dal maschio come dormitorio per la notte, in questo caso il suo interno non è rifinito ma si presenta grezzo. La femmina depone 5-8 uova, molto grosse di colore bianco con puntini rossastri, che cova da sola per circa 15 giorni, poiché il maschio subito dopo la deposizione abbandona la femmina per cercare una nuova compagna. I piccoli nidiacei restano molto a lungo nel nido, anche dopo che hanno imparato a volare e sono completamente indipendenti; in questo caso il nido sarà utilizzato come dormitorio per la notte.

Alimentazione

L'alimentazione dello scricciolo è costituita essenzialmente da piccoli insetti, bruchi, vermi, ecc. che trova a terra e fra le foglie. In inverno non disdegna anche qualche bacca.

Tre pulcini impiumati si sporgono dal foro di accesso del nido ( Foto Pasquale De Luca )

Curiosità

Nel folklore Europeo, lo Scricciolo è considerato essere il "re degli uccelli". La favola, presumibilmente Celtica, vuole che molto tempo fa gli uccelli stessero facendo una gara per vedere chi sapeva volare più in alto. Il vincitore sarebbe stato il re degli uccelli. Lo Scricciolo partì per primo, ma ben presto si stancò e l'Aquila lo raggiunse. Lo Scricciolo, molto furbamente, si appoggiò sul dorso dell'aquila e si fece trasportare ancora più in alto. A quel punto scattò verso il cielo e vinse.
Questa leggenda si ritrova nel nome comunemente usato in tedesco, che in italiano si traduce: in "il re delle siepi", e in olandese: "il re dell'inverno". Lo scricciolo è uno degli uccelli che è maggiormente parassitato dal Cuculo ( Cuculus canorus ), il quale utilizza il suo nido per deporvi le proprie uova, che saranno covate dalla femmina dello scricciolo e poi alla nascita i pulli di cuculo saranno alimentati fino al completo svezzamento.

Osservazioni sul campo

Femmina di scricciolo in cova, osserva l'ambiente esterno dal foro di accesso del nido ( Foto: Pasquale De Luca ) All'inizio della primavera avevo notato vicino casa degli uccellini piccoli, molto dinamici, che schizzavano come schegge quando mi avvicinavo per guardarli meglio. Non riuscivo a capire che uccelli fossero, così ho chiesto al mio amico e vicino di casa Lorenzo se per caso li conoscesse lui. Mi ha detto di non conoscerne il nome italiano, ma che ad Ariano Irpino viene chiamato: "il re degli uccelli". Quando ho scoperto la leggenda sullo scricciolo ne sono rimasto sorpreso, poi mi sono ricordato che Ariano è un paese di origine normanna, e mi sa che questo particolare modo di definire lo scricciolo, normale nel nord Europa, è arrivato qui insieme con i "fondatori" di questa cittadina.
Un giorno di fine marzo Lorenzo mi ha mostrato il nido, costruito nel suo gazebo. Da allora abbiamo seguito assiduamente il ciclo riproduttivo, monitorando tutti i giorni quello che avveniva. Il nido è un intreccio di rametti, foderato all'interno di piumino e lanugine che la femmina deve aver raccolto nei prati vicino casa. Non abbiamo mai visto il maschio, mentre la femmina lavorava alacremente per ultimare la preparazione del nido. Abbiamo realizzato che c'erano delle uova solo a deposizione ultimata, allorchè la femmina ha incominciato a non fuggire più quando ci avvicinavamo. In uno dei rari momenti in cui essa non c'era, ho guardato dentro scorgendo sei uova chiare e discretamente grandi, considerato quanto è piccola la femmina di scricciolo! Ho messo un dito nel nido e, credetemi, era caldissimo, molto più di quelli dei miei canarini. Credo che il nido sia costruito in questo modo, perchè la femmina deve fare tutto da sola e quando si allontana per mangiare il nido mantiene il calore più a lungo di quello, per esempio, dei canarini. Durante la cova la femmina era chiaramente allarmata dalla nostra eventuale presenza, così ci teneva d'occhio dal foro d'ingresso del nido, come si vede dalla foto. Posso dire che comunque lei ci tollerava abbastanza...
Abbiamo capito che la schiusa era avvenuta quando la femmina ha ricominciato il suo viavai. Ho cercato di fotografare i piccoli appena nati ma non ci sono riuscito. Dopo una decina di giorni, però, erano già impiumati e sono riuscito a scattare qualche foto. Bastava toccare il nido per spingerli a spalancare i becchi nella speranza di ricevere cibo, anche da noi! Un giorno mi sono seduto lì e ho aspettato... La femmina ha temporeggiato più di un'ora, girando attorno al nido con un insetto in bocca, nella speranza che io me ne andassi, poi si è arresa... e io sono riuscito a scattare le foto che vedete dell'imbecco! E' bellissimo guardare la femmina che porta una preda per volta e ciba un solo piccolo. Questo poi si gira per defecare e la madre acchiappa il sacchetto di feci al volo e lo porta via lontano dal nido. Il piccolo sazio rientra nel nido e fa spazio a qualcuno dei fratelli che stanno lì ad aspettare il ritorno della mamma, e tutto si ripete. C'erano cinque piccoli nel nido, per cui quando l'ultimo aveva mangiato il primo tornava alla carica e la femmina doveva ricominciare!
Qualche giorno dopo il nido era vuoto, i piccoli dovevano essersi involati e non li ho più visti. Anche la femmina non è più tornata, credo perché dopotutto comunque le abbiamo dato parecchio fastidio, quindi ha trasferito la famigliola da qualche altra parte appena ha potuto. Devo dire che l'idea di aver seguito la crescita di uccelli selvatici mi ha fatto e mi fa emozionare molto, nonostante veda nascere e crescere canarini da più di trent'anni.
Che bella la Natura!!!


Testo e foto del Dott. Pasquale De Luca - biologo