Il Canarino di colore di tipo nero - un puzzle genetico in allevamento


Nero giallo brinato ( Verde ) Il canarino di colore nerobruno - come molti certamente sapranno - oggi viene denominato semplicemente: "Nero". Impropriamente - a mio avviso - dal momento che, sebbene gli attuali orientamenti selettivi impongano, giustamente, la drastica riduzione della feomelanina bruna, questa di fatto non è totalmente scomparsa dagli odierni ceppi di "Neri". Per fortuna - aggiungerei - poiché la totale esclusione del pigmento feomelanico, dal piumaggio del nostro melaninico - quand'anche fosse praticabile - andrebbe a discapito di qualità e quantità del disegno.

Tuttavia sono da sempre favorevole alla riduzione per via selettiva della feomelanina, sin da quando - nel lontano 1986 - iniziai ad allevare il canarino nerobruno. In quel tempo lo standard di razza dell'uccellino prevedeva espressamente l'esistenza nel piumaggio di generose aliquote di pigmento feomelanico bruno, in stretta consociazione con l'eumelanina nera. Onde la denominazione del Tipo, per l'appunto "nero-bruno".

Quasi istintivamente e con un bagaglio tecnico assai striminzito, da novizio della canaricoltura di colore, percepii che sarebbe stato necessario ridurre la feomelanina bruna, per ottenere soggetti esteticamente più validi ed attraenti, dal lipocromo di fondo decisamente più limpido e "caldo". E così divenni - inconsapevolmente - selezionatore "ante litteram" dell'odierno "Nero", come oggi lo vuole il suo standard di razza. Incoraggiato in tal senso dall'amico Peppino Vitti, noto giudice internazionale del "Colore" che, in occasione delle mostre baresi, ha sempre apprezzato i miei "Verdi" per la limpidezza del loro lipocromo.

Il "Nero", o nerobruno di ieri, è uno dei quattro tipi base del canarino di colore; gli altri tre sono: l'Agata, l'Isabella ed il Bruno. E' un canarino che allevo da più di quindici anni, amo infinitamente e considero decisamente bello ed elegante. Un "puzzle" di genetica, tuttavia, per i suoi estimatori e selezionatori. Il "Nero" è caratterizzato, infatti, dalla presenza di un disegno del piumaggio costituito da tre fondamentali caratteri fenotipici: striature, marcature, vergature. Per attenersi ai dettami dello standard di razza, tale disegno deve presentarsi nella massima espressione: largo, lungo e completo.

Le STRIATURE sono strie nere localizzate sul dorso del volatile, ben nette e parallele tra loro, nei migliori esemplari, a costituire i cosiddetti "binari" o "rigoni". Devono estendersi sino alla testa, codione ed ai fianchi.

I "MUSTACCHI" sono ridotte striature, poste ai lati del becco, a ricordare una sorta di baffo. Sono più evidenti nel maschio, rispetto alla femmina. Le striature, viceversa dislocate sui FIANCHI, sono più nette nella femmina ed in genere nei brinati.

Le MARCATURE interessano le penne timoniere, remiganti e grandi copritrici alari. Sono più ampie delle striature ed a carico della parte centrale della penna, lungo la rachide.

Le VERGATURE investono le medie copritrici alari, sono parte dell'ala, affini alle marcature e con forma a virgola. Il disegno è prodotto dalla presenza nel piumaggio di due melanine: l'Eumelanina nera e la Feomelanina bruna.

L'eumelanina al microscopio ottico si presenta in guisa di granuli bastoncellari, di colore nero e marrone scuro, collocati lungo la rachide e nelle parti più vaporose delle penne e del sottopiuma. L'eumelanina deve estesamente pigmentare, come carattere di pregio, anche zampe e becco nonché, obbligatoriamente, occhio ed unghie.

Nero giallo avorio ( Oliva )La feomelanina: da ridurre al minimo secondo le odierne direttive fissate dallo standard, appare al microscopio come formazioni sferiche rossicce, posizionate ai margini della penna.

Il fenotipo del "Nero" è determinato da un ricco corredo genico, a configurare un contesto genomico - come ricorda Giovanni Canali in: " I colori nel Canarino " - tipicamente multifattoriale.

Sempre il genetista Canali asserisce che nella multifattorialità del tipo "Nero", sono chiamati in causa geni maggiori con un corredo di geni modificatori. L'espressione del disegno del "Nero" può variare sensibilmente, determinando la qualità del canarino. E' in dipendenza del suo genotipo, suscettibile di interventi migliorativi, attraverso selezione ed apporti di sangue (rinsanguamenti). Esistono soggetti fenotipicamente insufficienti: con disegni scarsi, spezzati, sottili e sbiaditi. Si ipotizza l'esistenza di geni specializzati (regolerebbero cioè un determinato carattere fenotipico) ed altri pleiotropici. Vi sarebbero poi geni che interessano solo presenza e distribuzione della eumelanina nera, altri della feomelanina bruna. V'è allora una certa indipendenza, tra la trasmissione della feomelanina e della eumelanina. Ciò rende possibile la selezione di "Neri" con sempre meno feomelanina bruna ed una quantità più elevata di eumelanina nera.

Tuttavia tale indipendenza genetica non sembra totale, visto che alcune mutazioni del tipo base "Nero", intervengono su ambedue le melanine, dimostrando l'esistenza di geni pleiotropici che regolano la biosintesi di entrambi i pigmenti melaninici. Il lipocromo giallo, nel "Nero" produce il nero-giallo (Verde). Il fattore rosso, nel "Nero" ci regala il nero-rosso (Bronzo). L'apigmentazione lipocromica del bianco dominante o recessivo, nel "Nero" produce il nero-bianco (Ardesia soffuso ed Ardesia). La diluizione lipocromica avorio, agendo sul "Nero" da l'Oliva e nel bronzo, il Viola.

Il "Nero" va accoppiato rigorosamente in purezza (omozigosi). Personalmente sono contrario alle teorizzate altre forme di assortimento varietale delle coppie, in funzione di miglioramento selettivo del "Nero", compreso l'accoppiamento "intertipo" con il Bruno che - alla luce degli odierni indirizzi selettivi "demonizzanti" la feomelanina bruna - può giovare solo a quel tipo di canarino di colore. Non è tuttavia possibile spingere a limiti estremi l'orientamento estetico tendente ad eliminare dal fenotipo del "Nero" la feomelanina bruna, dal momento che abbiamo in precedenza già ricordato che l'indipendenza genetica tra geni responsabili della produzione dei due differenti pigmenti, non è assoluta!

Praticando una indiscriminata selezione volta alla totale esclusione della feomelanina bruna, si incorre più facilmente in disegni sottili ed incompleti.

Nero bianco ( Ardesia )Rammento che il pigmento feomelaninico è posizionato nella parte periferica della penna e, quindi, contribuisce a dare spessore al disegno. Occorre invero essere decisamente rigorosi nel ricercare una carica feomelaninica pressochè nulla negli intensivi, soprattutto di sesso maschile, (caratteristica che conferisce al lipocromo ottime tonalità cromatiche "calde" e luminose), ma un pò più indulgenti con i brinati, soprattutto se di sesso femminile. Poiché anche nei Serinus silvani la femmina è naturalmente in possesso di una maggiore quantità di feomelanina, in confronto al maschio, questo carattere può ritenersi naturalmente legato al dimorfismo sessuale ed in parte ricollegabile ad inevitabili influenze ormonali.

La ricerca "ossessiva" di una carica eumelaninica sempre maggiore, a totale discapito della feomelanina bruna, sconfina inesorabilmente verso la produzione del cosiddetto "pelle nera", genotipo disvitale responsabile di iperproduzione eumelaninica, congiuntamente a scarsa se non nulla fertilità.

Secondo alcuni studiosi, il "pelle nera" costituirebbe un sottotipo degenerato e tendenzialmente ipertiroideo. Questa classificazione spiegherebbe le ricorrenti anomalie della sfera riproduttiva e del ricambio del piumaggio (tendenza alle ripetute false mute), riscontrabili con frequenza nei soggetti "pelle nera".

Circa i fattori ambientali che possono influenzare l'espressione fenotipica del genotipo del nostro "Nero", direi che in genere sono sopravvalutati, da parte di molti allevatori. Ciononostante è pregiudiziale che i locali di allevamento del melaninico, in particolare durante la muta stagionale, siano assai luminosi.

I melanociti: cellule specializzate che provvedono alla produzione delle melanine, opererebbero infatti più attivamente detta sintesi, se stimolati da un'adeguata irradiazione solare. Pertanto, se alleviamo il tipo "Nero" in ambienti privi di idonea luminosità naturale, pur essendo in possesso di soggetti di grosso pregio genotipico, non otterremo mai discendenza con elevati livelli di ossidazione.

Questa situazione risulta tuttavia reversibile, modificando i parametri ambientali avversi.

Nero giallo intenso ( Verde )In riferimento al regime dietetico del nostro canarino, benchè si sia scritto tanto e spesso a sproposito sull'esistenza di "miracolosi" additivi alimentari, capaci di rendere più neri i nostri "Neri", in verità trattasi solo di eccessi di fantasia e credulità popolare. Unica accortezza di tipo nutrizionale che può giovare, è quella di fornire, con un'alimentazione varia ed il più possibile priva di pigmenti carotenoidi - interferenti con la tonalità di fondo del lipocromo giallo, nei Verdi ed Oliva - un'adeguata integrazione poliaminoacidica, durante tutto il periodo della muta estiva. Certi aminoacidi infatti, quali la fenilalanina e la tirosina, sono coinvolti nella biosintesi delle melanine; mentre altri come la metionina, in carenza sarebbero corresponsabili, unitamente a fattori specifici di ereditarietà, delle orlature di depigmentazione a carico della parte apicale delle penne - in specie le remiganti - costituenti gravissimo difetto del tipo suscettibile di squalifica alle mostre. In considerazione della natura poligenica e multifattoriale responsabile del fenotipo "Nero", si può facilmente dedurre che per garantirsi ragionevoli possibilità di successo ai Concorsi, con questo canarino di colore, occorre avviarne l'allevamento a partire da soggetti molto tipici. In caso contrario per ottenere esemplari di un certo pregio, occorreranno tempi di attesa e di lavoro selettivo, mediamente più lunghi e snervanti di quelli necessari a conseguire analoghe finalità con canarini lipocromici.

Il "puzzle" selettivo, a cui accennavo in apertura di questa mia nota, sta infatti proprio nel dover selezionare diversi caratteri fenotipici, a differente comportamento genetico, in un unico tipo di canarino. Mi auguro - con questa mia nota - di aver contribuito a rendere più popolare ed amabile il canarino "Nero" che, vi assicuro, non è tra i più facili da selezionare, ma può gratificare immensamente il suo appassionato allevatore!


Francesco Chieppa
Foto ed allevamento di Aldo Caruso


BIBLIOGRAFIA :

CHIEPPA F.: "Canarini di colore: il tipo Nero " - "Italia Ornitologica" Edizioni FOI, n° 12/2001
CHIEPPA F.: "Il Canarino Pastello Ala Grigia" - "Alcedo" Edizioni Alcedo s.r.l., n°1/2004
CANALI G.: "I Colori Nel Canarino" - Edizioni FOI - 1^ stampa 1992
C.T.N. COLORE: "Compendio di Ornitologia per allievi giudici" - Edizioni FOI 2000
C.T.N. COLORE: "Criteri di Giudizio dei Canarini di Colore" - Edizioni FOI 1992




Traduzioni Online
Traduci questa pagina










stampa questa paginaStampa  

Chiudi  Top