Il ciuffolotto europeo è un grazioso fringillide diffuso nelle regioni europee. In libertà frequenta i boschi misti e i frutteti in cui ricerca le gemme, al punto da diventare un flagello per l'agricoltura. Preferisce gli ambienti montani scendendo in pianura nella cattiva stagione. Non è molto gregario e al di fuori del periodo riproduttivo si sposta da solo o in piccoli gruppi monosessuali. Essendo prettamente granivoro si nutre di semi di varie piante erbacee, ma gradisce molto le bacche colorate (piracanta, corbezzolo, sambuco, more, lamponi), gemme e infiorescenze varie e durante la bella stagione ricerca per i nidiacei insetti e larve. In cattività, oltre la forma ancestrale, sono state selezionate varie mutazioni, tra cui la bruna, la pastello, la pastello bruna e recentemente la bianca (vedi servizio su Alcedo n°1 gen-feb 2009), ma per i miei gusti nessuna di queste eguaglia in bellezza la forma ancestrale che allevo con passione da 6 anni. Ho iniziato ad allevare questa specie quasi per caso, infatti negli anni precedenti mi dedicavo prevalentemente all'ibridazione fra fringillidi, indigeni ed esotici, e nel mio piccolo allevamento c'era sempre una o più femmine di ciuffolotto, che tentavo di ibridare con cardellini, verdoni, canarini, ciuffolotti messicani, devo dire senza alcun successo. Anche per questo motivo decisi di acquistare un bellissimo maschio di ciuffolotto major ancestrale di provenienza belga, che mi aveva "folgorato" mentre gironzolavo nella mostra scambio di Reggio Emilia. Questo maschio, che divenne il capostipite del mio allevamento, fu accoppiato ad una femmina di 2 anni che avevo acquistato da un allevatore della provincia di Genova, quindi nata in Liguria. Il primo anno, da quell'unica coppia ottenni 8 novelli e fu l'inizio di una bellissima avventura che continua ancora oggi.
Il mio allevamento
Purtroppo il locale di allevamento di cui dispongo è molto piccolo, consiste di un unico locale a piano terra, prima a uso magazzino della dimensione di circa 8 mq., provvisto di una sola porta-finestra in parte vetrata e con piccola finestrella con doppia zanzariera, impianto alba-tramonto artificiale con neon da 22w che utilizzo solo per aumentare l'illuminazione del locale e non per prolungare il fotoperiodo, che segue i ritmi naturali; pavimento piastrellato, muri imbiancati 2 volte l'anno. In questo locale alloggiano 6 coppie di ciuffolotti ancestrali, ospitati in gabbie da 120cm., 1 coppia di crocieri, le mascotte dell'allevamento e una coppia ibrida, costituita da una ciuffolotta del mio allevamento accoppiata a un maschio indigeno (cardellino, canarino, verdone) che cambio ogni anno sperando nel colpo di fortuna. Per finire, 6-7 coppie di canarini meticci che utilizzo come balie.
Alimentazione
L'alimentazione dei miei ciuffolotti è molto spartana e consiste:
periodo di riposo invernale - ottobre/febbraio:
- misto leggero per canarini (t3) sempre a disposizione;
- misto per ciuffolotti 1cucchiaino/soggetto 3 volte la settimana (la quantità varia in funzione della temperatura);
- chia e foniopaddy 1 volta la settimana;
- pastoncino secco (Cedè) mescolato con pastoncino morbido per aumentarne l'appetibilità (1 kg. +1 kg.) sempre a disposizione;
- verdura a giorni alterni (radicchio,cicoria);
- carota tutti i giorni;
- erbe prative se disponibili.
periodo riproduttivo - marzo-luglio:
- misto per ciuffolotti sempre a disposizione (aumentato gradualmente) con aggiunta di perilla in proporzione 1 kg./5 kg. di misto;
- uovo sodo intero (guscio, albume, tuorlo) bollito per 20 minuti giornalmente;
- pastoncino come sopra;
- chia e foniopaddy come sopra;
- erbe prative a volontà: centocchio, borsa di pastore, tarassaco, senecio, sonchus, camelina, piantaggine, cicoria selvatica e molte altre a seconda della stagione.
periodo della muta - agosto-settembre:
- misto leggero canarini;
- pastoncino come sopra;
- verdura, erbe prative, carota a volontà;
- riduco uovo e misto ciuffolotti a giorni alterni;
- colorante cantaxantina sciolto nell'acqua 1gr./litro solo ai maschi fino a fine muta;
- chia e foniopaddy giornalmente.
Come vedete non uso né semi germinati, né larve di alcun tipo. I primi perché richiedono tempi di preparazione lunghi (lavaggi e controlavaggi) e temo sempre la formazione di pericolose muffe, per quanto riguarda le larve ho provato le tarme della farina (Tenebrio molitor) e i buffalos surgelati, ma i risultati sono stati invariati rispetto all'uso dell'uovo sodo e erbe prative. Secondo me per l'allevamento del ciuffolotto le prede vive non sono strettamente indispensabili, chi le vuole usare può farlo, ma io ho trovato più pratico ed economico integrare l'alimentazione dei nidiacei con un paio di imbeccate a mano giornaliere con un normale prodotto per imbecco (tipo nutrient plus, energette, ecc), che garantisce un supplemento proteico almeno durante la prima settimana di vita, dopodiché, superato questo periodo critico, se i genitori o le balie fanno il loro dovere non ci saranno più problemi. Molti dissentiranno su questa tecnica d'allevamento, ma in questi anni ho prodotto circa 10 novelli /coppia all'anno e i risultati parlano da soli. Vorrei inoltre precisare che questo tipo di alimentazione, in cui abbondano i semi farinacei (scagliola), non è molto gradita dai ciuffolotti che appetiscono maggiormente i semi oleosi (girasole, niger, canapa) ma poiché l'allevamento è situato in riviera ligure, dove le temperature non scendono mai sotto i 10°C, un'alimentazione troppo grassa favorirebbe l'obesità, che specialmente nei maschi conduce inevitabilmente alla sterilità. Chi invece alleva in zone più fredde e in voliere esterne potrà senz'altro utilizzare miscele più ricche di semi oleosi senza alcun problema. Anche il pastoncino secco risulta poco gradito, però mescolandolo con quello morbido riesco ad aumentarne l'appetibilità e garantire ai miei soggetti quell'integrazione proteica che risulta carente nei semi secchi.
Tecnica d'allevamento
I ciuffolotti sono uccelli monogami e di solito la coppia resta unita per tutta la stagione riproduttiva. Io costituisco le coppie nel corso dell'inverno in modo che ai primi di marzo i partner siano già affiatati. Può succedere tuttavia che nel corso della riproduzione sia necessario cambiare uno dei due coniugi, ad esempio per morte accidentale o incidente, oppure perché manca la compatibilità nella coppia (evenienza non rara). In questi casi bisogna procedere con cautela, perché si tratta di uccelli molto territoriali durante il periodo degli amori, e il maschio può massacrare la femmina se la considera un intruso. E' opportuno quindi porre la coppia nella gabbia separata con il divisorio per almeno una settimana e poi, unirli per qualche minuto in nostra presenza, osservando il loro comportamento: il maschio in amore inizierà subito a corteggiare la femmina, effettuando la danza del ciuffolotto. La femmina in principio potrà mostrarsi ritrosa o addirittura aggressiva, ma l'aggressività della femmina non si spinge quasi mai a limiti estremi per cui può essere tollerata, mentre se è aggressivo il maschio la questione è seria. L'affiatamento sarà comunque graduale e solo quando vedremo il maschio imbeccare la femmina e coprirla potremo lasciarli insieme stabilmente. Nella coppia di norma la femmina è dominante rispetto al maschio, quindi si nutre per prima, e decide lei quando è il momento di accoppiarsi. Il maschio di solito la segue corteggiandola con la tipica "danza", che consiste in riverenze ed inchini, con movimenti laterali della coda, ma non si azzarda a tentare di accoppiarsi finché la femmina non assume la postura di invito all'accoppiamento, con il dorso inarcato e un pagliuzza nel becco; a differenza delle altre specie di fringillidi (es. cardellino, verdone, ecc), in cui i maschi in amore inseguono la femmina con violenza, in preda a veri raptus sessuali. Può succedere tuttavia che alcuni ciuffolotti maschi particolarmente aggressivi e focosi prendano il sopravvento sulla femmina, divenendo essi stessi dominanti. Questa situazione non è l'ideale perché possono diventare molto violenti, inseguendo continuamente la femmina, aggredendola e spiumandola se rifiuta di concedersi. In questi casi è opportuno separare la coppia con divisorio e attendere qualche giorno per calmare le acque, poi si riprova a riunire la coppia osservandone il comportamento. Se la situazione torna alla normalità, cioè la femmina riprende il suo ruolo di capofamiglia, tutto andrà bene, altrimenti si terrà la coppia separata, unendola solo per permettere l'accoppiamento, o, se c'è la possibilità, provare a scambiare i partner con altra coppia.
A fine marzo pongo i nidi nelle gabbie. Utilizzo nidi interni già pronti in fibra di cocco, fissandoli però a un cestino di vimini più robusto. I nidi vengono posti negli angoli interni delle gabbie, infrascati con rami di pino finto (decorazioni natalizie verdi) in numero di due per gabbia. Come materiale per imbottitura utilizzo fibra di cocco e iuta. E' opinione comune che le ciuffolotte non siano brave costruttrici di nidi, ma non è sempre cosi, e di solito quelle che fanno un bel nido vi deporranno le uova, mentre le "pasticcione" che fanno e disfano di continuo probabilmente deporranno l'uovo a terra. Può anche accadere che femmine incapaci nella prima covata migliorino nelle covate successive diventando brave mamme. Uso sostituire le uova con quelle di plastica per favorire una schiusa simultanea dei piccoli. La maggior parte delle ciuffolotte accetta le uova finte ma è importante non costringerle a lasciare il nido spaventandole (non sono canarine), è meglio attendere che lo lascino spontaneamente per nutrirsi, magari allettandole con qualche leccornia. Infatti nei primi giorni di incubazione l'abbandono della covata è frequente, anche per un minimo disturbo. Per questo durante le cove preferisco evitare visite di estranei e anch'io cerco di muovermi con tranquillità. La schiusa avviene dopo 13 giorni ma non sono rare schiuse di 14-15 giorni, è sempre meglio attendere qualche giorno in più prima di gettare le uova non schiuse. Per quanto riguarda le capacità nutricatorie, ho notato che quando la coppia parte con il piede giusto, cioè è affiatata, la femmina costruisce il nido e vi depone le uova che cova assiduamente, molto probabilmente i nidiacei saranno allevati con solerzia da entrambi i genitori e niente paura se la covata è numerosa, possono allevare fino a 7 piccoli alla volta. Insomma, se una femmina è brava lo è fino in fondo, altrimenti meglio usare le balie fin dall'inizio.
Quando i novelli escono dal nido, di solito vengono accuditi dal maschio mentre la femmina inizia una seconda covata. Se questo non si dimostra all'altezza, sarà opportuno togliere le uova alla femmina man mano che le depone, in modo che si occupi ancora dei piccoli finché non saranno svezzati. Altre volte il maschio aggredisce i piccoli prossimi all'indipendenza, ma di solito sono aggressioni simulate, non è mai successo che un piccolo rimanesse ferito o solo spiumato. E' solo un modo per esortare i giovani ad andarsene. A questo punto è meglio togliere i piccoli, che verranno alloggiati in gabbioni da 120 centimetri, avendo cura di far convivere piccoli più o meno coetanei per evitare prepotenze dei più grandi. In questo stadio i novelli sono abbastanza delicati, bisogna evitare il sovraffollamento (in gabbione da 120 cm. massimo 5-6 soggetti), usare la griglia sul fondo, pulizia e disinfezione accurate. Se possibile qualche ora di esposizione solare giova al loro sviluppo. Appena nei maschietti compaiono le prime piume rosse sul petto, li separo dalle femmine per somministrare loro un pò di colorante in modo che il rosso del petto non rimanga pallido. Chi alleva in voliere all'aperto e somministra molte bacche selvatiche ed erbe prative può senz'altro evitare questa pratica che non è certo salutare per il fegato dei nostri novelli, ma ho constatato che piccole dosi di colorante (cantaxantina) solo per il periodo della muta sono tutto sommato innocue.
Problemi riproduttivi
I problemi ricorrenti nell'allevamento di questa specie sono due: deposizioni fuori dal nido e ovofagia. Sono due problemi che insorgono per lo più in coppie allevate in gabbia e legati alla mancanza di spazio, infatti nelle voliere si verificano raramente. Di solito succede che l'uovo deposto dal posatoio cadendo sul fondo si rompa e venga assaggiato dalla femmina, che trovandolo di suo gradimento, prenderà il vizio di nutrirsene, insegnandolo anche al compagno. A questo punto la coppia è persa per la riproduzione, perché difficilmente perderà questo vizio, a meno di avere il tempo e la pazienza di attendere il momento della deposizione ed impedire il misfatto, ma è un sistema improponibile, visto che le deposizioni avvengono tra le 5 e le 6 di mattina. Se c'è la possibilità, si può tentare di spostare la coppia in una voliera spaziosa con verde naturale, sperando che in condizioni più naturali riprenda il normale ciclo riproduttivo, ma non c'è niente di sicuro. Per questo bisogna assolutamente prevenire l'instaurarsi di questo vizio, impedendo innanzitutto la rottura delle uova deposte a terra. Finché è disponibile il centocchio (da noi fino a inizio giugno) ne metto un bello strato sul fondo delle gabbie, preventivamente foderato con vari strati di giornali. In questo modo l'uovo non solo non si rompe, ma affondando nell'erba risulta meno visibile agli uccelli, riducendo ulteriormente il rischio di ovofagia, ed inoltre non rotola e non rimbalza, come quando si usa la gommapiuma. Quando finisce la stagione del centocchio (da giugno a agosto) uso fieno x conigli nani, del tipo morbido, in vendita nei negozi per animali, che da garanzie di igiene e assorbe l'umidità delle feci, oltre naturalmente alla funzione principale di cuscinetto per uova.
Ho notato inoltre che alcuni maschi troppo focosi disturbano le femmine durante la costruzione del nido, corteggiandole incessantemente e a volte entrano nel nido rovinandolo, fino a indurle a deporre dal posatoio. Infatti questo fenomeno si riduce nelle ultime covate perché i maschi, più calmi, disturbano meno le compagne, che sono più invogliate a comportarsi bene deponendo e covando tranquillamente. In questi casi sarà opportuno separare la coppia con il divisorio, riunendola dopo la nascita dei piccoli. Le uova recuperate dal fondo possono essere messe a balia, oppure se la ciuffolotta dimostra di voler covare, rimesse nel nido con i dovuti scongiuri. Se si hanno più coppie nello stesso allevamento è indispensabile schermare le gabbie contigue, affinché i maschi territoriali non si vedano, altrimenti, scorgendo i rivali e non potendo raggiungerli, sfogheranno la loro aggressività sulle compagne scatenando il pandemonio.
Uso delle balie
Prima di parlare delle balie vorrei fare una premessa. Io non sono affatto d'accordo nell'uso esclusivo di balie per allevare le nostre specie di uccelli indigeni ed esotici. Infatti tale pratica oltre a indebolire il ceppo da un punto di vista immunitario, crea col tempo individui totalmente snaturati ed incapaci di allevare la prole autonomamente. La cosa migliore sarebbe lasciare allevare i piccoli ai genitori, consci delle inevitabili perdite nei primi anni di allevamento. Solo cosi si otterranno ceppi rustici e ben adattati alla cattività. Ma come per tutte le cose, la verità sta nel mezzo! Infatti la mia esperienza è iniziata direttamente con l'uso delle balie canarine, e solo dopo qualche anno ho iniziato a lasciare i piccoli ai genitori naturali, però ancora oggi ci sono femmine che proprio non vogliono saperne di allevare la prole. Il processo di adattamento alla cattività è lungo e richiede molti anni e molte generazioni perché in un ceppo vengano fissate certe caratteristiche, come è accaduto nel nostro canarino e sta accadendo in altre specie (cardinalino del Venezuela, ciuffolotto messicano, passero del Giappone ecc.), per cui ho trovato un compromesso: alle femmine che si dimostrano buone riproduttrici e compiono regolarmente tutte le fasi, dalla costruzione del nido allo svezzamento dei piccoli, lascio volentieri allevare i piccoli, mentre per quelle che depongono a terra, raccolgo le uova e le metto a balia. Il mio sogno è arrivare ad avere un ceppo di ciuffolotti che si riproduca autonomamente in gabbia, ma per il momento non ho ancora raggiunto quest'obiettivo, diciamo che ci sto lavorando!
Certamente per chi alleva in voliera il cammino sarà più semplice, perché si riducono di molto tutte le problematiche che ho descritto sopra (deposizioni a terra, ovofagia, aggressività), ma non tutti gli allevatori hanno questa possibilità. Per quanto riguarda le balie, utilizzo solo canarini meticci, incroci sassone x razza spagnola, un ceppo selezionato da me esclusivamente per l'attitudine all'allevamento della prole. Seleziono sia i maschi che le femmine, che devono allevare entrambi benissimo, e cerco di tenere, anno dopo anno, i figli delle coppie più brave, metodo che uso anche con gli stessi ciuffolotti. Non affido alle coppie balia più di 3-4 ciuffolotti per covata e li assisto con almeno 3 imbeccate a mano giornaliere. Molti allevatori utilizzano i ciuffolotti messicani, ma per la mia esperienza li trovo meno versatili e più nervosi dei canarini, mentre come capacità di allevamento si equivalgono. Alcuni canarini vengono infastiditi dalla modalità di richiesta dell'imbeccata tipica dei ciuffolotti, che aprono il becco ondeggiando la testa lateralmente, ma se le balie hanno buona attitudine all'allevamento, riescono ad adattarsi ai figli adottivi svezzandoli con successo. Molti allevatori obbiettano che ciuffolotti cresciuti a balia, da adulti avranno problematiche comportamentali, dovute all'errato imprinting che acquisiscono nell'infanzia. Da parte mia non ho mai evidenziato alcuna significativa differenza comportamentale tra soggetti allevati a balia e quelli cresciuti dai genitori naturali, ma resto aperto a tutte le opinioni. Comunque ribadisco che la cosa migliore è sempre fare allevare i piccoli dai propri genitori, così non ci saranno problemi di balie e i novelli cresceranno più sani e robusti.
Le malattie
Tracheo-bronchite
I ciuffolotti sono abbastanza delicati e temono l'umidità e il caldo eccessivo. Non ho però riscontrato la fragilità tipica di altri indigeni, tipo cardellino, verzellino, verdone, ecc. Tra le malattie respiratorie, molto frequente è una forma di tracheo-bronchite che si manifesta con respirazione a becco aperto, tosse e rantoli inspiratori. Spesso si incolpa l'acariasi respiratoria, ma in soggetti di allevamento in tanti anni non ho mai riscontrato tale parassitosi. Ritengo che sia dovuta ad una fragilità congenita dell'apparato respiratorio, ma è un problema che si cura facilmente se preso in tempo e attualmente, con il progressivo adattamento dei ceppi alla cattività, è sempre più raro. La terapia consiste in iniezioni di Rubrocillina veterinaria nei muscoli pettorali, in dose 0,1 ml./soggetto, io aggiungo nella stessa siringa 0,05 ml. di Novosterol, un antiinfiammatorio steroideo che ha funzione di sfiammare l'albero respiratorio e favorirvi la penetrazione dell'antibiotico. Se la terapia viene effettuata ai primi sintomi, sarà sufficiente una sola iniezione e gli uccelli guariranno completamente. Se invece si lascia progredire la malattia, facilmente cronicizza e saranno necessarie più iniezioni per eradicarla, ma con risultati incerti.
Coccidiosi
Un'altra malattia abbastanza frequente è la coccidiosi intestinale ed epatica, che colpisce soprattutto i novelli in occasione dei primi cali di temperatura autunnali. E' causata da protozoi del genere eimeria che provocano un'enterite, a volte emorragica. I sintomi sono dimagramento, apatia, diarrea con sangue, polifagia. I soggetti si presentano impallati e frugano spasmodicamente nelle mangiatoie alla ricerca di semi oleosi. L'addome si presenta gonfio, arrossato e con anse intestinali in evidenza. Questi sintomi intestinali sono però comuni anche ad altre malattie di origine batterica, tipo la colibacillosi, salmonellosi, ecc. e la diagnosi differenziale è possibile solo con esame delle feci in laboratori specializzati. Ma mentre nei cardellini e verdoni novelli queste patologie intestinali sono un vero flagello, nei giovani ciuffolotti decorrono spesso in maniera più blanda, e se sono curati tempestivamente con sulfamidici o con toltrazuril (baycox), guariscono quasi sempre completamente. Io utilizzo l'Sb3 alle prime avvisaglie di malessere, in dosaggio 2 gr./litro d'acqua per 3 giorni, seguiti da una settimana di vitamine (nekton tonic k), poi altri 3 giorni di sulfamidico. Solo nei casi più gravi e ribelli utilizzo il baycox, che essendo coccidicida, uccide i protozoi, mentre il sulfamidico, coccidiostatico, ne blocca la riproduzione. Questo naturalmente previo esame delle feci per evidenziare le oocisti dei coccidi. Nella quasi totalità dei casi è sufficiente un ciclo di Sb3 più vitamine e i malati guariranno in pochi giorni senza conseguenze. Vorrei ribadire però che la miglior cura di questa malattia resta l'igiene e la disinfezione accurate delle griglie, posatoi ed accessori.
Infezione da puntura di zanzara
Un altro problema che insorge frequentemente nel periodo estivo, soprattutto in soggetti allevati all'aperto, è l'infezione da puntura di zanzara. I ciuffolotti infatti sono molto sensibili alle punture di questi insetti, che possono causare gravi problemi e in alcuni casi decimare l'allevamento. I sintomi insorgono improvvisamente, i volatili presentano tumefazioni a livello delle zampe e a volte sulle palpebre. Si tratta di noduli arrossati, dolenti, che costringono l'animale a sottrarre l'arto al carico. I soggetti sono evidentemente sofferenti, apatici, dimagriscono e possono perdere una o più dita, in casi gravi anche tutta la zampa. Se non vengono curati la mortalità può essere elevata. La cura è lunga e consiste in pennellature con tintura di iodio più applicazione di pomate antibiotiche (es. Iruxol), se l'infezione è grave è indicato un antibiotico ad ampio spettro (es. Augmentin pediatrico) per 10 giorni. Ma la lotta agli insetti, con zanzariere e derivati del piretro, resta la prevenzione migliore per questa patologia.
In questo articolo mi sono limitato a descrivere le patologie che decorrono più frequentemente in questa specie, ma i ciuffolotti sono vulnerabili a quasi tutte le malattie che colpiscono gli altri fringillidi indigeni ed esotici di comune allevamento, alla cui diagnosi e terapia rimando a testi più specializzati di patologia aviare. Per finire vorrei esprimere il mio totale dissenso alle cosiddette "terapie pre-cova" effettuate alla cieca, senza il supporto di esami di laboratorio affidabili (spec. esame batteriologico con antibiogramma), che oltre a non sortire alcun effetto (tranne in casi fortuiti), indeboliscono gli uccelli e favoriscono l'insorgere di ceppi batterici resistenti ai comuni antibiotici, rendendo vani gli sforzi di allevatori e veterinari per curare i loro animali.
Mostre ornitologiche
I ciuffolotti sono i volatili da esposizione ideali. Infatti hanno un carattere tranquillo, confidente e difficilmente il loro piumaggio si arruffa o si scompiglia, perché non sbattono mai violentemente nella gabbia da mostra. Quando li porto all'ingabbio, i miei soggetti passano direttamente dai gabbioni da 120 cm., in cui sono alloggiati, alle gabbiette da mostra, senza bisogno del periodo di allenamento che è necessario per altre specie. Non esiste uno standard di giudizio vero e proprio, o per lo meno non ne sono a conoscenza. Comunque sia, le caratteristiche di un bel ciuffolotto sono una corporatura rotondeggiante ed armoniosa, movimenti agili ed eleganti, becco e zampe lisce, piumaggio serico ed attillato. I colori devono essere vivaci, ma il rosso del petto dei maschi non deve avere tonalità rosso cupo o violaceo e deve essere uniforme. Sono penalizzate le infiltrazioni di rosso sul groppone e sulle ali, che sono dovute quasi sempre all'eccesso di alimentazione colorante. Personalmente preferisco esporre i maschi in stamm, sia perché hanno un impatto visivo maggiore, sia perché meno delicati delle femmine, che sono più sensibili allo stress da mostra. Di solito i giudici sono molto severi nel giudicare il piumaggio e i colori dei soggetti da esposizione, e mentre per un fringuello o un cardellino possono tollerare una piuma scomposta o frastagliata, per i ciuffolotti c'è tolleranza zero. Come mi rispose un giudice ad una mia rimostranza per un punteggio troppo basso: "i ciuffolotti devono essere perfetti", intendendo che per uccelli cosi tranquilli un piumaggio scomposto non è accettabile.
Come nel cardellino, sono presenti diverse sottospecie, che differiscono per taglia e colorazione a seconda dell'area geografica da cui provengono: il major è caratterizzato da una taglia imponente, colori più tenui e carattere pacifico, ed è diffuso in Nord Europa e nelle isole britanniche. L'appenninico ha taglia minore, colori più vivaci e carattere più aggressivo. E' presente nel Sud Italia e nelle isole. Nel Nord Italia troviamo una varietà di taglia intermedia detto alpino, ma ho constatato che alle mostre i major sono i più apprezzati e vincono quasi sempre loro.
Legislazione
Come per tutti gli indigeni, la detenzione dei ciuffolotti è regolamentata dalla normativa che prevede un permesso di detenzione a scopo allevamento, rilasciato dall'ufficio caccia e pesca della provincia di residenza, previa visita veterinaria dei locali in cui sono ospitati i soggetti, al fine di verificarne l'idoneità. Oltre al permesso di detenzione verrà rilasciato un registro di carico e scarico, in cui verranno annotati i soggetti nati e deceduti nell'allevamento, nonché i nuovi acquisti. Naturalmente tutti i soggetti dovranno essere muniti di anellino inamovibile FOI. In caso di cessioni di soggetti l'allevatore dovrà rilasciare all'acquirente un certificato di cessione che dovrà accompagnare l'animale in tutti i suoi spostamenti; certificato che l'acquirente dovrà esibire a qualunque controllo dell'autorità preposta (forestale, guardie zoofile, ecc.) e sarà indispensabile per ottenere il permesso di detenzione. Queste sono le normative che vengono applicate in Liguria, ma in ogni regione ci sono variazioni del regolamento che non potranno mai essere in contrasto con la legge principale. Ad esempio ho saputo che gli allevatori residenti in provincia di Torino devono anche sostenere un esame al fine di verificare la loro conoscenza delle esigenze delle specie che intendono allevare, e i controlli sono molto accurati. Per finire vorrei esortare gli allevatori a non lasciarsi spaventare dalle prime inevitabili difficoltà che incontreranno nell'allevamento di questo splendido fringillide, difficoltà che possono essere superate solo con l'esperienza pratica e, se saranno perseveranti, dopo i primi insuccessi, verranno ripagati da grandi soddisfazioni, come è successo a me.